Dorothea Lange ha fotografato la crisi senza trasformarla in spettacolo.






Dorothea Lange: lo sguardo dietro l’immagine
Dorothea Lange non fotografava soltanto ciò che accadeva. Cercava il modo in cui la storia entrava nella vita delle persone.
Nata nel New Jersey nel 1895, studiò fotografia a New York, anche con Clarence H. White. Nel 1918 si trasferì a San Francisco e l’anno seguente aprì uno studio di ritratti. La svolta arrivò durante la Grande Depressione: lasciò lo studio e portò la macchina fotografica nelle strade, tra disoccupazione, proteste e mense per i poveri. White Angel Breadline (1933), con la fila di uomini in attesa di cibo, segna questo passaggio.
Nel 1935 entrò nel gruppo di fotografi del governo federale, prima per la Resettlement Administration e poi per la Farm Security Administration. Viaggiò negli Stati Uniti documentando contadini, lavoratori migranti e famiglie colpite dalla crisi. Nel 1936 fotografò Florence Owens Thompson e i suoi figli in un campo di raccoglitori di piselli in California. La fotografia oggi conosciuta come Migrant Mother divenne un’immagine-simbolo della Depressione; Lange, però, concepiva il suo lavoro come una serie di immagini e annotazioni, non come un singolo scatto isolato.
Il suo metodo teneva insieme immagine e parole. Appunti, didascalie e testimonianze aiutavano a restituire un contesto alle persone ritratte: chi erano, dove vivevano, che cosa stava accadendo. Con l’economista Paul S. Taylor, suo marito e compagno di lavoro, raccolse fotografie e testimonianze sui lavoratori migranti nel libro An American Exodus (1939). Il loro rapporto fu insieme affettivo e intellettuale: Taylor contribuiva alla ricerca e alla lettura sociale dei luoghi che Lange fotografava.
Anche le sue amicizie appartenevano al mondo dell’arte della Bay Area. Lange era vicina a Imogen Cunningham e frequentava fotografi e artisti come Ansel Adams, Edward Weston, Anne Brigman e Willard Van Dyke. Era stata sposata con il pittore Maynard Dixon. La cerchia non fu soltanto un ambiente sociale: fu una comunità di scambio, lavoro e confronto che accompagnò il suo percorso.
La sua macchina fotografica continuò a seguire le fratture della società anche durante la Seconda guerra mondiale. Per la War Relocation Authority documentò l’incarcerazione dei cittadini nippo-americani; per l’Office of War Information fotografò il lavoro nei cantieri navali di Richmond. Nel dopoguerra si occupò di comunità, trasformazioni urbane e vita rurale anche fuori dagli Stati Uniti. Il suo lavoro è quindi molto più ampio delle immagini della Depressione che l’hanno resa celebre.