La pittura diventa corpo

Il corpo come materia.
La pittura come spazio di trasformazione.





Jenny Saville
Jenny Saville a Ca’ Pesaro: quando la pittura diventa corpo
A Venezia, oltre trent’anni di ricerca raccontano una pittura monumentale, fisica e profondamente legata alla storia dell’arte.
Ci sono corpi che la pittura ha cercato di idealizzare. Corpi trasformati in misura, armonia, modello. Quelli di Jenny Saville sembrano arrivare da un’altra direzione.
Occupano lo spazio. Hanno peso. Espongono pieghe, tensioni, fragilità. Non chiedono di essere contemplati a distanza: costringono lo sguardo ad avvicinarsi e, nello stesso momento, a fare un passo indietro.
A Ca’ Pesaro, a Venezia, la prima grande mostra veneziana dedicata all’artista britannica riunisce oltre trenta dipinti e disegni realizzati dagli anni Novanta a oggi. Non è soltanto il racconto di una carriera. È un attraversamento della pittura e della sua capacità di rappresentare il corpo nel nostro tempo.
La carne della pittura
Nelle opere di Saville il corpo non è semplicemente un soggetto.
È materia pittorica.
Il colore viene steso, trascinato, cancellato e sovrapposto. Le pennellate costruiscono volumi, ma lasciano visibili anche ripensamenti, movimenti e fratture. La superficie della tela diventa pelle: qualcosa di vivo, instabile, impossibile da fissare in una forma definitiva.
La monumentalità dei dipinti amplifica questa sensazione. Il corpo invade il campo visivo e mette in discussione il modo in cui siamo abituati a guardarlo.
Non c’è ricerca della perfezione. C’è piuttosto il tentativo di restituire la complessità dell’esperienza fisica: il peso, la vulnerabilità, il desiderio, la trasformazione.
Saville lavora sul confine tra figurazione e astrazione. Da vicino, il corpo sembra dissolversi nel colore. Allontanandosi, le forme tornano a emergere.
È proprio dentro questa oscillazione che la pittura acquista forza.
Una storia che attraversa altri corpi
Il lavoro di Jenny Saville è contemporaneo, ma non nasce fuori dalla storia.
Nei suoi dipinti convivono riferimenti alla scultura antica, al Rinascimento, a Rembrandt, Rubens e Tiziano, insieme alle esperienze della pittura moderna: da Picasso a Willem de Kooning.
Saville non cita questi artisti per ricostruire il passato. Li usa come presenze vive, come strumenti attraverso cui interrogare ancora il corpo e la pittura.
Questo rapporto con la tradizione diventa particolarmente significativo a Venezia.
La città non funziona soltanto come cornice della mostra. È parte del suo racconto. Saville ha studiato a lungo i maestri veneziani e il loro modo di trasformare il colore in luce, movimento e carne.
A Ca’ Pesaro, le sue grandi tele entrano idealmente in dialogo con quella storia. Non cercano di imitarla, ma ne raccolgono l’energia per portarla nel presente.
Venezia come materia
La mostra si chiude con un ciclo di dipinti realizzato appositamente come omaggio alla città.
È qui che il rapporto tra Saville e Venezia diventa più intimo. La tradizione non appare come qualcosa di immobile o da conservare a distanza. Diventa materia da attraversare, trasformare e rimettere in circolo.
È anche il punto in cui emerge uno degli aspetti più interessanti della ricerca dell’artista: la possibilità di guardare al passato senza rinunciare alla complessità del presente.
I corpi dipinti da Saville appartengono al nostro tempo. Portano con sé questioni legate all’identità, al genere, alla percezione e alle immagini che ogni giorno definiscono ciò che consideriamo accettabile, desiderabile o normale.
Ma la loro forza nasce anche da una conoscenza profonda della pittura e della sua storia.
Guardare il corpo, guardare la pittura
La mostra di Ca’ Pesaro non offre una visione rassicurante del corpo.
Ed è proprio questo il suo punto di forza.
Saville non cerca una definizione conclusiva. Non spiega che cosa dovrebbe essere un corpo. Mostra quanto possa essere difficile contenerlo in una sola immagine.
Le sue figure sono fisiche e psicologiche, monumentali e vulnerabili. Emergono dalla pittura e sembrano, nello stesso momento, sul punto di dissolversi nuovamente dentro di essa.
Guardarle significa confrontarsi con la materia, con la storia e con il nostro stesso modo di osservare.
Perché nei dipinti di Jenny Saville il corpo non è mai soltanto ciò che vediamo.
È ciò che ci obbliga a guardare meglio.
Jenny Saville a Ca’ Pesaro
Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Venezia
A cura di Elisabetta Barisoni
28 marzo – 22 novembre 2026
Il corpo come materia.
La pittura come spazio di trasformazione.
A Ca’ Pesaro, Jenny Saville attraversa oltre trent’anni di ricerca e mette la propria pittura monumentale in dialogo con Venezia e con i grandi maestri del passato.
Non corpi ideali, ma presenze vive: vulnerabili, stratificate, impossibili da contenere in una sola immagine.
Sul blog di OUTLINE raccontiamo la mostra e il modo in cui Saville ha riportato il corpo al centro della pittura contemporanea.
Jenny Saville a Ca’ Pesaro
Venezia, fino al 22 novembre 2026.
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